Alla scoperta di Oaxaca

2 febbraio 2009 | Archiviato in Itinerari Messico.

oaxaca-chiesaOaxaca è la capitale dell’omonimo stato del Messico. Il suo nome completo è Oaxaca de Juárez, in onore dell’ex presidente e eroe nazionale Benito Juárez, che era originario della zona. La città è localizzata nella valle di Oaxaca nella Sierra Madre del Sud. Nei pressi della città si trova l’importante sito archeologico del Monte Albán. Il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Nel 2003 il numero di abitanti stimato era pari a 259.600.

Oaxaca corrisponde molto all’idea del Messico che molti di noi hanno: altipiani brulli e deserti, lunghe strade che attraversano il nulla, cactus di dimensioni enormi e piantagioni sterminate di agave, la stessa da cui si estrae la linfa per fare la tequila, che però qui viene utilizzata per produrre un altro liquore, meno conosciuto all’estero ma decisamente più saporito: il mezcal. In questo caso l’agave viene messa in una fossa sottoterra e cotta per due giorni sotto la brace di legna, poi la linfa – che nel frattempo ha acquisito il caratteristico gusto affumicato – viene distillata e insaporita con l’aggiunta del gusano (un verme): la tradizione popolare vuole che questo verme, oltre ad esaltare il gusto del liquore, porti fortuna a chi se lo ritrova nel bicchiere, ovviamente a patto che se lo beva insieme al mezcal!

La popolazione di Oaxaca ha un’aria allegra e gioviale, tipica dei paesi di campagna dove tutti si conoscono e si salutano con un sorriso e una pacca sulla spalla, ama le feste campestri, le serenate e i ritrovi sotto i platani dell’Alameda o del zocalo: quest’ultima piazza, in particolare, è gremita di gente a tutte le ore e dà l’impressione di essere perennemente in festa per i grandi mazzi di palloncini a elio di ogni foggia e colore, per le bancarelle che vendono dolci e refrescos, gli ambulanti, i musicisti, i lustrascarpe e i semplici cittadini che si riposano sotto gli alberi ombrosi o sorseggiano una bibita nei bar sotto i portici.

Il tempo trascorre lento e piacevole passeggiando per le assolate vie di Oaxaca, visitando le chiese dalle facciate chiare e molto decorate, curiosando nei piccoli empori o nelle eleganti gallerie commerciali, ammirando le opere dei pittori di strada sulla via pedonale che dalla cattedrale porta alla chiesa di Santo Domingo, intrufolandosi negli ampi patio delle case coloniali o perdendosi tra i banchi del mercato coperto dietro il zocalo fra ceste di peperoncini, frutta profumata, ceramiche nere, fiori e tessuti ricamati.

Gironzolando senza meta tra queste strade lunghe e diritte, contornate da case basse e colorate con le insegne dei negozi dipinte sui muri, è impossibile non imbattersi nei “mulini di cacao”, ovvero delle torrefazioni dove i chicchi di cacao vengono macinati finemente per produrre tavolette di cioccolato o la cioccolata da bere. Il cioccolato messicano è molto diverso – e direi meno buono – del nostro, in quanto viene prodotto senza burro di cacao e quindi i vari ingredienti (cacao, zucchero, cannella e mandorle tritate) non si amalgamano bene tra loro e si percepiscono separatamente in bocca. Anche la cioccolata viene preparata in modo particolare: si fa sciogliere il cacao nel latte e poi si mette in frigo a raffreddare e si beve quasi ghiacciata.

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